Spiezia, l’ottico che ha visto la storia

Il noto professionista romano, che l’estate scorsa ha ricevuto il riconoscimento di bottega storica della città, ha recentemente presentato un libro, scritto da Luisa Redaelli: attraverso il racconto di oltre mezzo secolo di attività vuole lanciare un messaggio di ottimismo alle giovani generazioni

«Bisogna credere in quello che si fa e farlo con amore e passione. Ma bisogna anche continuare ad aggiornarsi: solo in questo modo l’ottico non sparirà mai, perché la visita oculistica e il controllo optometrico sono fondamentali, ma l’atto finale è quello di fare e consegnare un bell’occhiale con ottime lenti». Così Alessandro Spiezia (nella foto) riassume a b2eyes TODAY la sua ricetta professionale, alla luce dei 55 anni trascorsi nell’attuale negozio e, prima ancora, della gavetta presso la vicina Ottica La Barbera, subito dopo il diploma al De Amicis di Roma. «E tutto questo grazie all’influenza dello zio Luigi Schimer, storico ottico di Napoli, che mi fece innamorare di tale professione: da quando rilevai la precedente attività in via del Babuino, nel 1967, ho avuto la fortuna di incontrare personaggi illustri come Federico Fellini, che abitava in via Margutta, veniva qui, si sedeva e parlavamo di tutto - racconta Spiezia - Fu lui a mandarmi Marcello Mastroianni, nel pieno del suo fulgore, ma anche Pietro Germi, Luigi Comencini o Lucia Bosè, per citarne solo alcuni». Lungo i decenni altre figure illustri si sono avvicendate nel suo centro ottico, da Francis Ford Coppola a Bill Clinton, fino a quel cliente speciale che venne a trovarlo inaspettatamente per rifarsi gli occhiali, nel settembre del 2015: Jorge Bergoglio. «Da allora fui soprannominato “l’ottico del Papa”, ma io non ho mai voluto enfatizzare questo rapporto: periodicamente vado a Santa Marta a calibrare gli occhiali del Pontefice, che nel marzo scorso mi ha chiamato personalmente per farmi gli auguri di compleanno, un regalo inatteso e straordinario», dice commosso il professionista romano.

Questa miscela di ricordi, aneddoti e curiosità non poteva andare dispersa. «Prima della pandemia Luisa Redaelli, esperta del settore ma soprattutto amica, mi ha invitato a scrivere un libro che raccogliesse le principali esperienze vissute, in maniera tale da offrire ai giovani ottici alcuni spunti di riflessione e un ulteriore stimolo alla loro crescita professionale - rivela Spiezia - Così è nato L’ottico che ha visto la storia, Edizioni Minerva, che ho presentato pochi giorni fa al Pio Sodalizio dei Piceni di Roma davanti a 200 persone: un’emozione ancora maggiore della pur ambita targa del Comune capitolino che ha inserito il mio punto vendita tra i negozi storici della città: del resto lo gestisco da 55 anni, ma sotto la proprietà precedente era stato inaugurato addirittura nel 1921».

La storia di Alessandro prosegue nel lavoro quotidiano del figlio Luca e potrebbe arrivare alla terza generazione con i nipoti Lorenzo e Viola. «Me lo auguro di cuore: intanto continuerò a dare un mano finché sarò in grado, perché, al di là della fortuna avuta nel conoscere e servire tanti personaggi celebri, vivo ancora con entusiasmo la possibilità di essere disponibile con le persone comuni, soprattutto quelle che hanno problemi economici e vanno aiutate: l’occhiale è qualcosa di molto personale e l’ottico deve essere in grado di entrare nell’intimità di chi ha di fronte, ancora di più in un periodo come l’attuale, in cui la gente ha bisogno di essere ascoltata e persino coccolata», conclude Spiezia.

A.M.

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