L’insegna non è solo di catena

Da alcuni anni si registra una certa indifferenza a sottolineare la propria presenza professionale e commerciale da parte delle attività di ottica, mentre la distribuzione succursalista vi presta un’attenzione particolare

Insegna nasce dalla particella latina in e da signum, ovvero segno. Nel passato l’insegna era la bandiera militare, il vessillo, il segno appunto che gli artéfici tenevano “affisso” alle loro botteghe per distinguerle dalle altre. La parola “artéfice” deriva sempre dal latino, artĭfex, cioè chi esercita un’arte manuale che richieda esperienza e ingegno. Se chiedessimo quanti sanno descrivere oggi la loro insegna e quanti la ritengono ancora idonea, la conta si concluderebbe velocemente. All’insegna dell’artéfice da alcuni anni si è sostituita gradualmente quella dell’impresa commerciale, che non costruisce ma distribuisce. Il motivo per cui la Gdo, il franchising, le catene siano state in grado di “soffiare da sotto il naso” alla professione storica quei valori ancora ricompensati dal pubblico è un mistero. Oggi il classico gesto del salumiere che ti offre la fettina di prosciutto per fartelo assaggiare non è solo prerogativa della gastronomia ma anche del banco salumi dell’ipermercato. Nell’ottica funziona allo stesso modo? L’apparenza di ricevere un servizio simile a quello cui eravamo abituati in passato si è sdoganata dal piccolo e singolo per approdare anche nel grande e molteplice? Credo di sì. La professione classica è stata svuotata dei propri valori e rinnovata nell’estetica e nel servizio con un’apparente uguaglianza. Le novità appaiono più appetibili delle tradizioni. Eppure un tentativo andrebbe fatto, per continuare a stare in partita, per dare il senso che l’ottica è ancora il mondo delle mani sapienti. Ci sta provando anche il salone di barbiere. Attraverso un restyling basato proprio sulle vecchie tradizioni del fare la barba anche attraverso le vecchie insegne a caramella, bianche-rosse-blu, che iniziano a rispuntare in città. Quella del palo del barbiere è un’insegna antichissima, intorno al 1200: in origine il rosso simboleggiava il sangue, il bianco i bendaggi usati per fermare il flusso sanguigno e il palo in sé l’asta che i pazienti dovevano stringere per rendere le vene più visibili al barbiere, che nel medioevo era anche il preposto ai salassi di sangue e alle asportazioni dei denti. Gli americani aggiunsero in seguito il blu, a rievocare la loro bandiera e, quindi, ad accentuare il senso di appartenenza di questa professione.Quale potrebbe essere nell’ottica l’insegna corrispettiva dell’asta del barbiere? Varrebbe la pena riesumarla con un piccolo ritocco di modernità e renderla l’insegna degli “artéfici” dell’occhiale? Due domande che richiedono una risposta o almeno una riflessione (nella foto, da sinistra, l’insegna originale e quella attuale di uno dei centri ottici italiani con maggiore tradizione, Ottica Chierichetti di Milano).
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