Certottica: con Occhio al Bio! un aiuto alle aziende per la sostenibilità

Si è svolto il 27 marzo presso il Museo dell'Occhiale di Pieve di Cadore l’evento di chiusura del progetto promosso dal competence hub dell’istituto di Longarone, in collaborazione con l’Università di Trento e co-finanziato dalla Fondazione Cariverona centrato sul tema dell’utilizzo di bioplastiche nel settore eyewear

Secondo Certottica, nel comparto dell'occhialeria del Bellunese sono attualmente poche le aziende che hanno sviluppato linee di prodotti “bio-based”, ma il numero sta crescendo. «Le ragioni sono molteplici: mancanza di normative specifiche e di sistemi di gestione dei rifiuti specifici per il settore, insieme ai limiti tecnologici - afferma in un comunicato Marco Calvi (nella foto principale), manager research & innovation di Certottica Group - Occhio al Bio! si propone proprio di colmare questi gap e di dare alle realtà produttive un quadro più chiaro e dettagliato rispetto all’impiego delle bioplastiche, oltre a fornire importanti spunti per avviare progetti futuri che coinvolgano l’intera filiera».

Il progetto, i cui dati relativi alle fasi iniziali erano stati resi noti due anni fa in un workshop presso la sede di Certottica Group, è focalizzato sull’uso delle bioplastiche, il loro potenziale fine vita e altri progetti faro che già valorizzano sia gli scarti agroindustriali per la produzione di nuovi biopolimeri sia il tessuto economico-sociale delle aree interne. Esperti, ricercatori e aziende presenti all’evento del 27 marzo hanno discusso e ragionato insieme su una sfida ambiziosa: trasformare gli occhiali da prodotto di consumo a risorsa sostenibile.

L'iniziativa vede la collaborazione tra il Dipartimento di Ingegneria civile, ambientale e meccanica dell’Università di Trento e Certottica Group, che da tempo ha avviato una forte spinta sui temi della sostenibilità, unendo le rispettive competenze scientifiche e il know how industriale e normativo, in un connubio tra ricerca e innovazione.

Durante la giornata hanno preso la parola anche gli esperti dell’Università di Trento. Luca Fiori ha spiegato quali potrebbero essere le principali strategie di recupero degli scarti e Lukasz Niedzwiecki ha illustrato i sistemi di gestione dei rifiuti in bioplastica. Sono poi intervenuti Werner Tirler di Eco Research di Bolzano, che ha parlato del potenziale della carbonizzazione idrotermica nell’economia circolare, Manuela Facchin (nella foto sopra) di Crossing, che ha raccontato le nuove tecnologie per il riutilizzo di scarti con stampa 3d del Progetto Interreg Italia-Austria BeSoGreat, e Marco Giunta di EcosMed, che si è infine focalizzato sugli aspetti sociali legati alla sostenibilità.

A cura della redazione

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