L’ottica si aggrappi alle scuole

Provo disagio quando, osservando le vecchie case di un quartiere, scorgo i lineamenti di un edificio chiuso che apparteneva a una scuola. È come sentire le voci del passato senza l’eco del futuro

L’Istituto Zaccagnini, dopo 41 anni a Bologna ha inaugurato una nuova, bella sede nel cuore di Milano. Nella città dell’Expo, della prima università dell’ottica, delle multinazionali dell’occhiale e della vista. Suona irrilevante che fosse presente all’inaugurazione anche il presidente della più grande associazione di categoria, che ha sede a Milano ma, con lui, anche un cuore felsineo: è bello perdersi nelle contraddizioni di questa buona notizia. Una struttura ambiziosa per uno degli Istituti più dinamici dell’ottica proprio nella “Grande Mela” dell’Italia che avanza. Ho la sensazione che Milano, e l’ottica, si siano persi qualcosa in questi anni nella conduzione della carovana. È vero, l’istruzione dell’ottica in Italia ha sempre avuto un’anima periferica. Dai sentieri vinciani alle colline perugine, passando però dalle grandi stazioni di Firenze e per l’appunto Bologna. Ma di fatto, in questa Italia di campanili, ogni parrocchia ha la propria bella scuola di ottica, privata o statale che sia. Direte, questa è democrazia: sì, ma votata al caos dato che non esiste un network di relazione tra esse e il tema della formazione dell’ottico e della specializzazione in optometria è accostabile a quello delle mille ricette dei nostri primi piatti.
Sarà anche per questo che ancora oggi la lente progressiva non decolla a causa dei drop out e le lenti evolute sono ancora un mercato marginale? Sarà per questo che quando si fa una lente personalizzata l’ottico tende a inviare solo i parametri essenziali per prenderla a magazzino? In realtà la disparità territoriale del valore di un diploma in Italia non è solo tipico dell’ottica ma di tutto il sistema educativo italiano, figlia di un frattale dove ognuno è libero di trovare il proprio inferno o paradiso in base alla volontà e alle risorse economiche.
Il mestiere dell’insegnamento credo sia tra i più difficili e bugiardi. Il sistema Italia non salvaguarda chi forma la nostra futura classe dirigente. Un insegnante può essere amato se scatena il ricordo delle nostre antiche maestre, intoccabili come le nostre mamme. Eppure anche qui l’ottica può rivelarsi ancora l’oasi felice. Dove il professore, rivisto magari al Mido, era ancora il buon sapore dell’adolescenza passata tra i libri e i sorrisi. Il tornare all’istituto per un corso di aggiornamento per molti è il rivivere le giornate di mare senza cellulari e con un panino da spazzolare.
La buona notizia di Milano ci risveglia un po’ da questa atmosfera da “Nutella generazionale”. I progetti dello Zaccagnini sono concretamente ampi, costringeranno le altre scuole a un rafforzamento della proposta formativa e quindi a un passo in avanti. La categoria dell’ottica oggi sta pagando nei consumi il suo debito di “ignoranza” al mercato che non gli le perdona la superficialità dell’offerta che in certi casi eroga. Gli sconti all’autoestinzione li puoi fare su un accessorio e non su un sistema di correzione visiva, diversa da persona a persona. Stiamo pagando il fatto di aver anteposto allo studio l’offerta come se tutto si dovesse ridurre a una “sporca vendita”. Aggrappiamoci quindi ancora una volta alle scuole, quelle vere, come si faceva da bambini quando la mamma ci salutava davanti al portone. Scopriremo i veri valori non travalicabili da nessun business plan. Perché, come canta Paolo Conte, “il maestro è nell’anima e dentro all’anima per sempre resterà”. E questo mestiere un’anima, per il momento, ce l’ha ancora.
Nicola Di Lernia