Chi sta perdendo nel 2018?

I primi sei mesi dell’anno hanno manifestato un’alternanza isterica nei fatturati del retail, a sintetizzare, in primis, il “problema” italiano e, in seconda battuta, le crepe dell’ottica che tornano ad aprirsi pericolosamente a seguito di pressioni esterne e interne. Sapremo resistere?

Il tam tam è che oggi in Italia quello che non si vende più sia è l’occhiale da sole e che le vendite subiscono alti e bassi repentini e poco rassicuranti. Questi umori sono stati ben rilevati da Nielsen e ripresi da repubblica.it del 9 luglio scorso, nell’articolo La fiducia dei consumatori paga pegno per le elezioni, a firma di Marco Frojo. “A leggere i dati raccolti da Nielsen si capisce come gli italiani siano stati assaliti da paure che sembravano ormai superate. Stupisce più di tutti la percentuale di coloro che destinano al risparmio i soldi disponibili dopo aver soddisfatti i bisogni essenziali, balzato dal 40% al 48% in soli 90 giorni. Molto probabilmente a diffondere insicurezza è stato il dibattito politico che si è svolto in vista delle elezioni che si sono tenute il 4 marzo scorso. […]. Le preoccupazioni per il lavoro continuano a rappresentare il principale ostacolo per un miglioramento della congiuntura economica”. In Europa stanno tutti meglio di noi, a umore e consumi. Lo conferma anche in una nota gentilmente concessa a questa “pillola” il presidente Anfao, Giovanni Vitaloni, alla luce degli ultimi dati a disposizione dell’associazione di categoria, che vanno da gennaio ad aprile di quest’anno. «La prima parte del 2018 per l’occhialeria, reduce da un 2017 di crescita seppure contenuta, purtroppo non sembra essere così brillante - afferma a b2eyes TODAY Vitaloni - I dati del mercato interno non sono di certo entusiasmanti e le stesse esportazioni, che hanno guidato la crescita negli ultimi anni, stanno segnando il passo». In particolare il numero uno di Anfao evidenzia la debolezza del mercato americano e dell’occhiale da sole. «Meteo e incertezza di politica commerciale legata alle azioni di Donald Trump sembrano essere le cause principali - commenta ancora Vitaloni - Il quadro non è roseo al momento, tuttavia riteniamo che spazi di crescita ci siano sempre: l’Europa sembra attraversare un buon momento (soprattutto Francia, Germania e Spagna), così come i prodotti di fascia molto alta, che fanno della differenziazione e dell’esclusività la loro ragione d’essere».
Ma l’ottica non subisce solo gli umori della gente e della politica. Esistono almeno tre elementi corrosivi del sistema. Innanzitutto l’occhiale da sole, in picchiata di vendite nella maggior parte dei negozi di ottica. Il sole non graduato pare essersi sdoganato dall’ottico e transitato in particolare in negozi di moda, specializzati e soprattutto online. Resta l’occhiale da sole economico, oppure il top, venduti dalle catene e da ottici indipendenti. Se, dopo la lente a contatto, l’ottico perdesse il traino anche del sunwear, la faccenda si farebbe seria. In seconda battuta la corsa al risparmio degli italiani li ha portati nel primo semestre a fare molti cambi lente e montature e meno occhiali completi. Il cliente medio oggi tende a voler risparmiare dall’ottico e l’ottico non trova risposte se non nell’up selling dell’oftalmica. Infine, un elemento che quasi nessuno cita. Il divario economico-visivo tra nord e sud Italia sul prezzo medio della busta completa. La forbice è ampia e raggiunge il 20%. Il fenomeno non è comunque lineare, ovvero non basta tracciare linee decise sulla mappa per definirlo. Il delta opera anche a macchia di leopardo e in alcune zone del sud gli indici sono simili alle migliori performance del nord, anche se la penetrazione della lente progressiva pare più evidente nelle regioni settentrionali, con il suo volume d’affari che risulta 3-4 volte quello della monofocale. Ormai la fascia di clientela 45-65 anni è quella che fattura quasi il 50% di un negozio di ottica e probabilmente resta l’unico tesoretto rimasto del precedente sistema.
Il quadro clinico del settore in Italia non è chiaro e preoccupa. Abbiamo troppi valori sballati e nessuna buona novità. La concorrenza di EssilorLuxottica interna al retail, nel bene o nel male, si farà presto sentire. Se per il 2018 anche un pareggio stentato potrebbe apparire un buon risultato, nel 2019 la stessa squadra non basta più e si rischia un declino veloce. Serve un buon allenatore, una nuova campagna acquisti, uno stadio nuovo e anche un po’ di fortuna. Come diceva lo stesso Napoleone, che preferiva i generali fortunati a quelli bravi.
Nicola Di Lernia