Lo slogan della masterclass del 24 marzo scorso “lo storytelling mette le ali alla tua narrazione” è stato coniato per raffigurare questa raffinata tecnica come l’opportunità da parte degli attori dell’ottica di creare una realtà potenziata nella descrizione della propria azienda, della propria professione e delle soluzioni visive proposte. Fino a oggi lo storytelling è rimasto appannaggio di chi aveva l’onore di presentare una montatura e i suoi perché. Una narrazione monotematica e, per così dire, monoteista a uso di chi a sua volta doveva raccontare l’occhiale al proprio pubblico. Ma lo storytelling non è solo questo e l’obiettivo di tale masterclass era aprire una grande finestra sul tema e far entrare aria nuova.
Il fatto che vi fossero presenti ottici, addetti alle vendite, commerciali, imprenditori e direttori marketing è la dimostrazione che lo storytelling non è nato per raccontare solo oggetti, ma rappresenta l’intero universo cui le persone si trovano di fronte quando varcano la porta di un centro ottico. Per tale motivo la slide più apprezzata è stata quella della “schizofrenia narrativa” del centro ottico stesso, ovvero il parlar bene e razzolare male: possono esserne esempi un’esposizione di prodotti eccessiva che non rispetta l’identità che il professionista intende costruirsi o il contrasto tra il messaggio di benessere visivo e un centro ottico che non lo rispecchia, con il rischio di mandare in cortocircuito il sentimento del pubblico, allontanandolo impaurito. La narrazione è un processo in cui ogni elemento, anche quello apparentemente silente, rivela qualcosa di noi: ecco perché lo storytelling dell’occhiale è solo una delle scene di questo quadro. Un quadro che, tra l’altro, chiede di esporsi con chiarezza, emozione e uno stile mai scontato.
Alla masterclass, proprio per “contaminare” gli argomenti e gli attori dello storytelling, sono stati invitati tre illustri “intrusi”. Paolo Nucci, noto oculista e divulgatore, si è raccontato nella gestione del paziente e ha illustrato la tecnica dei 4 minuti, con la quale chiarisce ai giovani e ai loro genitori i risultati degli esami cui si sono sottoposti. Michela Coppola, referente per i familiari dei donatori di cornee presso la Fondazione Banca degli Occhi del Veneto, ha spiegato il percorso di affiancamento alla famiglia del donatore. Infine, con un intervento più tecnico, Elisa Garfagna, voice designer e speaker di professione, ha introdotto il tema della voce come elemento principale del marchio personale che alimentiamo ogni giorno.
La masterclass si è conclusa con sei consigli pratici a beneficio dello storytelling: il più importante è “sporcare le proprie idee”, ossia diffonderle il più possibile e vederle tornare indietro reinterpretate e rafforzate. Con l’auspicio che gli altri siano altrettanto onesti nel restituircele.
Nicola Di Lernia