Si è spento Valentino, non il suo rosso

Lo stilista italiano scomparso il 19 gennaio a 93 anni ha rivoluzionato non solo l’alta moda, ma anche il prêt-à-porter. E il suo nome accompagna da quasi tre decenni il mondo dell’eyewear, in partnership con alcuni dei maggiori player del settore

Anche se nel 2007 aveva deciso di non disegnare più per il suo marchio, Valentino (nella foto principale, tratta da ilsole24ore.it) ha continuato a essere un nome e un simbolo dell’Italia. Le sue creazioni sono rimaste nella storia. A cominciare da quel rosso particolare con una punta di giallo, che si ritrova in certi antichi dipinti, ma nello stesso tempo innovativo e attuale. Tanto da essere entrato nelle palette colori come il Rosso Valentino.

Per primo ha creato nel prêt-à-porter capi che potevano essere portati dal mattino alla sera. Una sua camicia con piccoli volants era ed è ancora perfetta sui jeans, ma indossata su una gonna o un pantalone di seta diventa una tenue de soirée, accettata dai dress code più rigidi. Non a caso Valentino aveva deciso di sfilare a Parigi non solo con l’Alta moda ma anche con il prêt-à porter.

Ha sempre continuato a disegnare. Dai costumi per il New York City Ballet a quelli, più di recente, per La Traviata all’Opera di Roma, con la regia di Sofia Coppola. Cinema e teatro sono stati fra le sue passioni e da quel mondo era molto amato. Parecchie attrici, oltre a personaggi del jet set, hanno indossato e indossano le sue creazioni. Addirittura otto attrici hanno ritirato l’Oscar con un abito firmato Valentino, sia prima sia dopo il 2007. Per Valentino Garavani il lavoro è stato la sua vita.

Chi l’ha conosciuto a una sfilata, ricorda che dopo una presentazione e un saluto, gentile e formale, chiedeva immediatamente se gli era piaciuta la collezione. Proprio come succede in Il diavolo veste Prada, quando Miranda Priestly-Meryl Streep gli presenta Andy Sachs-Anne Hathaway. Tra le sue passioni più grandi ci sono stati anche i cani e di una razza particolare, i carlini, “bellissimi brutti” con occhi sporgenti e muso schiacciato. Diceva: “Non mi importa della collezione. I miei cani sono più importanti”. E ancora: “Ho avuto cani di diverse razze, ma da quando ho incontrato il carlino, per me esiste solo lui”. Si può dire che con il suo primo carlino Oliver ha fatto conoscere questa razza di cani dolci e affettuosi. Tanto da farli diventare, involontariamente, un complemento fondamentale per il look. Si racconta di signore della Milano bene, incerte tra farsi regalare dai mariti una borsa ultrafirmata o un carlino, sulla scia della fama acquisita da questa razza grazie allo stilista. E nel 1986 Valentino lanciò una linea giovane Oliver con una V incastonata nel nome e un carlino come logo.

Anche le sue linee di occhiali non sono state immuni da tale contaminazione. Ma è soprattutto il suo nome ad accompagnare da quasi tre decenni alcune delle principali collezioni di eyewear presenti nei centri ottici di tutto il mondo, con il supporto di licenziatari diversi: Safilo, Marchon, Luxottica, Akn Group e, a partire da quest’anno, Kering (nella foto sopra, un modello della collezione primavera estate 2026).

Luisa Espanet

Fashion