Occhio secco, Barberini sostiene Banca Occhi Veneto per la ricerca

L’azienda ha siglato un protocollo d’intesa con la onlus per sostenere uno studio che la Fondazione condurrà sull’utilizzo di lenti oftalmiche in vetro con azione selettiva nei confronti della radiazione rossa e infrarossa, verificandone l’efficacia protettiva in soggetti affetti dalla problematica

«L’occhio secco è una condizione diffusa, che può essere presente da sola o associata ad altre condizioni oculari e sistemiche favorenti – afferma in una nota congiunta Diego Ponzin, direttore sanitario di Fondazione Banca degli Occhi del Veneto Onlus (nella foto, la sede) – Questo protocollo si propone di valutare l’effetto dell’utilizzo di lenti oftalmiche, normali o graduate, da parte di soggetti affetti da occhio secco moderato». 
Questo dunque è l’obiettivo dell’accordo, che vedrà la partecipazione e il finanziamento da parte di Barberini ai laboratori di ricerca della Fondazione. «La onlus, punto di riferimento per la distribuzione di tessuti per circa il 40% dei trapianti di cornea realizzati a livello nazionale, coopera con circa 190 chirurghi italiani e una ventina di centri oftalmologici all’estero distribuiti in Europa, Asia e Africa - prosegue il comunicato - Oltre all’attività caratteristica di eye banking, all’interno del suo Centro ricerche la Fondazione si occupa anche di progetti di ricerca in ambito oculare più vasto: proprio in questo contesto potrà avviare lo studio sulle condizioni cliniche stimolate dalle lenti oftalmiche sensibili alle radiazioni, relazionandole al tema dell’occhio secco». 
In particolare saranno analizzate le lenti in vetro Platinum Glass, montate sugli occhiali da sole Barberini Eyewear, che grazie alla presenza dei minerali Terre Rare, offrono protezione dai raggi UV fino a 400 nm e dalla luce riflessa. «Ma l’aspetto più interessante, che lo studio cercherà di testare, è l’efficacia della protezione dai raggi infrarossi, radiazioni che tendono a scaldare l’occhio e il suo contorno, che ha lo scopo di prevenire il precoce invecchiamento dei tessuti», conclude la nota.
(red.)