Milva "la rossa", diva solo nell’aspetto dietro agli occhiali neri

È morta il 24 aprile a 81 anni la pantera di Goro, artista unica, sensibile e impegnata che aveva dato l’addio alle scene nel 2010: nella sua lunga carriera ha calcato 15 volte il palco di Sanremo e ha spaziato tra i generi più diversi, dalla canzone popolare alle interpretazioni di Bertolt Brecht diretta da Giorgio Strehler, passando per Bella Ciao

Negli anni Novanta la si incontrava a Milano, nelle vie del Quadrilatero, con un cappello a larga falda e gli occhialoni neri. L’immagine stereotipata della diva. Ma se per caso la ritrovavi in un negozio, mi è capitato in profumeria, era di modi semplici e gentili, capace di fare un commento divertente, da amica, con le commesse e le altre clienti. “Son la Milva” l’avevo sentita rispondere a un citofono. Difficile pensare che questa signora, simpatica e alla mano, fosse la grande interprete che, come hanno scritto in molti, quando cantava “dava i brividi”. “Una protagonista della musica italiana colta, sensibile, versatile” così l’ha ricordata il presidente Sergio Mattarella. Ragazza di campagna, con volontà e determinazione e l’aiuto del marito Maurizio Corgnati, regista cinetelevisivo, Milva (nella foto, tratta da ilfattoquotidiano.it) aveva assorbito una grande cultura. Che le permetteva di spaziare da Milord a Bella ciao nella versione originale delle mondine, da Alexanderplatz di Franco Battiato ai recital più intellettuali di Kurt Weil, Peter Weiss, Bertolt Brecht. “Una donna che ha avuto tutto: bellezza, talento, una voce meravigliosa, una carriera straordinaria” ha detto di lei Ornella Vanoni. Ma se n’è andata troppo presto, dalle scene e dalla vita.  

Luisa Espanet

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