La contraffazione fa male (anche) all’ottico

Milena Gabanelli, la famosa ideatrice di Report, è ripartita dal Corriere della Sera e nella sua rubrica “Dataroom” ha scritto di contraffazione e di come la ricerca del prezzo basso abbia alimentato il falso e svariati problemi sociali. Tutto ciò come incide nell’ottica?

A cosa spinge la rincorsa al prezzo basso e la conseguente ricerca su internet dell’affare? A questa domanda la preparata giornalista risponde “la rincorsa non ha fatto altro che alimentare il mercato del falso. Il tutto a discapito della sicurezza (il 99% dei ricambi e adattatori per iPhone non è sicuro) e dei diritti acquisiti. Le aziende, per essere competitive, hanno abbassato i prezzi dei loro prodotti, delocalizzando le produzioni o riducendo gli stipendi e i diritti dei lavoratori”. Secondo i dati riportati sul sito del Corriere, il valore del falso online ammontava nel 2016 a 1.700 miliardi di dollari. Pochi giorni dopo un’inchiesta de Il Fatto Quotidiano riporta l’esperienza di un suo giornalista che acquista una borsa di Louis Vuitton su Amazon a un prezzo d’affare, 400 euro, e ne riceve una copia “autenticamente” falsa.
Cosa c’è che non va? L’ultimo film di Nanni Loy si intitolava Pacco, doppio pacco, contropaccotto: ma quei personaggi sono principianti di fronte a certi colossi europei o asiatici. Da quanto si sa, se viene venduto un prodotto contraffatto sui portali come Amazon e Alibaba gli stessi declinano ogni responsabilità e le autorità cinesi invitano i cittadini truffati ad assoldare un investigatore privato per trovare le prove del falso e poter poi denunciare il falsario. Così il web sta diventando un marketplace mondiale ideale per la contraffazione, in particolare dei prodotti griffati e made in Italy. Cosa c’entra l’ottica in tutto ciò? C’entra, c’entra. Nel 2014 venne realizzata una ricerca da parte dell’industria della scarpa (Assocalzaturifici) e dell’occhiale (Anfao) sulla contraffazione online, prendendo in esame un campione di 54 marchi calzaturieri e 57 brand di occhiali e analizzando, in particolare, i valori e la frequenza delle pagine web occupate dai marchi contraffatti e le modalità con cui queste pagine operano: un’indagine su 700 mila pagine di piattaforme e-commerce, siti e social network. Il risultato fu che la contraffazione toccava il 73% per le calzature e il 54% per gli occhiali (uno su due) nel b2c. Il malessere partiva soprattutto dal Far East e provocava un danno economico per le aziende quantificabile allora tra i 100 e i 150 milioni di euro e la perdita di oltre 500 posti di lavoro. Sempre secondo il Corriere della Sera, in cinque anni la stima di crescita della produzione parallela del falso è del 70%. Cosa ci perde il retail in tutto questo? Credibilità, il prezzo lo fa il falso senza nessun fair play. Padronanza del prodotto, non sai più chi lo tratta e come. Dubbio, quelli che sta indossando il mio cliente sono occhiali veri o falsi? In questa annunciata bufera potrebbe entrarci anche la lente a contatto? Non saprei, ma a oggi i farmaci falsi esistono.
Alcuni giorni fa, parlando con un imprenditore ottico del Nord Est che dispone di un e-commerce avviato, mi citava il fatto che molti degli ordini su Ray-Ban gli arrivano copiosi nonostante i suoi prezzi non siano ovviamente dei migliori. Saranno tutti clienti che desiderano evitare il pacco e il doppio pacco? Iniziate a difendervi ottici, altrimenti il contropaccotto, involontariamente, arriva anche a voi.
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