Il macellaio con la cravatta

Si tratta di una figura storica che precede probabilmente quella dell’ottico e dell’oculista

Ha origini nell’anno Mille e i primi “macellai” furono addirittura i sacerdoti. Nel Medioevo il macellaio era considerato tra le figure più importanti di corte. Nelle sfilate la sua figura tra gli affreschi era posta nel corteo immediatamente dopo i nobili per sottolinearne la rilevanza. La figura del macellaio ha perso nell’era industriale e del consumismo questa rilevanza sociale. Con le dovute eccezioni. Come quella di Dario Cecchini, il macellaio del Chianti, titolare dell’Antica Macelleria Cecchini, unico italiano invitato al Mad 2013 (il convegno gastronomico di Copenhagen, ndr) e che aprì il simposio del gotha della gastronomia mondiale filosofeggiando sulle interiora. E che dire della macelleria più bella del mondo (nella foto, tratta dal sito del punto vendita), quella dell’australiano Victor Churchill, a Woollahra, nello stato di Sydney, che ha vinto il “The Boy”, il New York’s International Interior Design Award. Vi invito a vederla sul web: potrebbe vincere il Bestore del Mido 2018 rivaleggiando con le boutique dell’ottica europea.
Quella del camice è una parodia tutta italiana. Già molti professionisti di prestigio nell’ottica non lo portano più optando per altre soluzioni di abbigliamento. Perché, chi sa ha capito che “l’abito non fa il monaco”. La campagna Aimo che sull’unico soggetto finora presentato – aspettiamo gli altri annunciati – sfodera il concetto sopra esposto probabilmente usa con maestria una comunicazione a due livelli. Sono sì l’ottico e il farmacista il bersaglio della sua comunicazione (una volta tanto non siamo soli), ma è altrettanto vero che il messaggio potrebbe essere rivolto anche a tanti medici che lo millantano, il camice, senza quella preparazione e quell’impegno che il pubblico merita. Quindi, se è vero che “l’abito non fa il monaco” è pure vero che “tutto il mondo è paese”. Comunque notizie, repliche e controrepliche, abituali per chi legge questo quotidiano, sono essenziali a un mondo dell’ottica sempre più autoreferenziale e disabituato al dialogo e al confronto. Come ha scritto e cantato Paolo Conte, “ne ho viste di regine attraversare il marciapiede”. pillole@nicoladilernia.it