Federottica: basta attacchi, siamo una categoria seria al servizio dei cittadini

«Ormai da troppo tempo la categoria degli ottici e degli ottici optometristi è sotto attacco da parte delle diverse rappresentanze dei medici oculisti: le denunce, segnalate ai media e anche all’autorità giudiziaria, hanno come oggetto il fatto che sarebbe una figura non riconosciuta e che svolgerebbe attività abusiva compiendo atti di stretta competenza medica». Così esordisce una nota della maggiore associazione dei centri ottici italiani

«Premesso che, come in tutte le categorie, possono esistere le pecore nere, e che da sempre Federottica condanna certi comportamenti, ci preme sottolineare come questo accanimento generalizzato si sia oggi trasformato in un danno nei confronti di un’intera categoria, additata come “abusiva” e “colpevole”, dandone un’immagine distorta anche al grande pubblico - si legge nel medesimo comunicato - Asserire frasi quali “gli ottici vogliono entrare illegalmente a gamba tesa nella salvaguardia della vista delle persone” e che “l’optometrista non può toccare palla se il paziente non si è prima rivolto al medico oculista" non solo è falso, ma crea grave disinformazione al pubblico e nocumento alla nostra categoria. Federottica dal canto suo non si è mai permessa di fare generalizzazioni, coinvolgendo l’intera categoria dei medici oculisti rispetto ai casi di cronaca su presunti reati e/o errori professionali, che periodicamente appaiono sui media. Cosa potrebbero pensare di tutti i medici oculisti i loro pazienti?».

«Ricordiamo - ed è curioso che qualcuno sostenga il contrario - che le competenze dell’ottico, arte sanitaria ausiliaria delle professioni sanitarie, e dell’ottico optometrista sono ben delineate dalle normative e da una consolidata giurisprudenza di merito e di legittimità: detto questo l’ottico e l’ottico optometrista non svolge e non vuole svolgere atti di competenza medica che non gli competono e Federottica, da sempre, è portatrice di questi valori - aggiunge la nota - Questi attacchi sviliscono il valore del lavoro svolto giornalmente da migliaia di professionisti nei centri ottici, come confermato anche da una ricerca svolta nel 2014 dal Crems-Centro di Ricerca in Economia e Management in Sanità e nel Sociale dell’Università Carlo Cattaneo di Castellanza, che definisce l’ottico optometrista come un professionista che opera accanto ai cittadini attraverso un ruolo sociale di primo piano. Ruolo che viene costantemente svolto con coscienza e diligenza, rispettando i propri limiti professionali, collaborando fattivamente con il mondo medico e inviando ai medici oculisti più di 1.200.000 persone all’anno, stima che emerge da una ricerca effettuata a campione nel 2015 da Federottica. Ci domandiamo quanto tempo impiegano realmente queste persone, insieme a tutte le altre, per sottoporsi a una visita medica specialistica visti i tempi biblici con attese anche di mesi per accedere al servizio sanitario nazionale. Questo è il vero problema che riguarda tutti i cittadini e che dovrebbe unire, e non dividere, due categorie diverse ma entrambe al servizio della collettività: l’accesso alle prestazioni erogate dalle due categorie nel rispetto dei singoli ruoli e competenze».

«Dal canto suo Federottica, a dimostrazione di questo impegno, ha messo da tempo a disposizione per oltre 10.000 centri ottici, per inciso idea nata in un dibattito pubblico alla presenza del presidente della Soi (a Mido 2017, ndr), il cartello informativo (nella foto) da esporre al pubblico del seguente tenore: “L’analisi visiva da noi effettuata non permette di individuare la presenza di eventuali malattie dell’occhio quali, ad esempio glaucoma, cataratta o patologie della retina. Per questo motivo raccomandiamo di effettuare con regolarità una visita medico-oculistica”».
(red.)

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