Sant’Ambrogio “patrono” degli ottici

Se Santa Lucia, le cui reliquie sono custodite in una chiesa veneziana, resta la protettrice degli occhi e della vista, il santo milanese, che si celebra oggi, dal suo canto potrebbe essere dedicato alla protezione della figura sociale dell’ottico. E ce ne sarebbe bisogno

Milano a dicembre si ricorda di essere anche “un gran Milàn”. Il Natale a Milano rimane una cosa seria, e cara, come il panettone della pasticceria Cova, accanto a via Monte Napoleone. E insieme alle attese del Natale spunta la figura di Sant’Ambrogio (nella foto) che ci ricorda che perfino i milanesi si rifanno a un santo per godersi un attimo di riposo e riflessione. Non per niente l’inaugurazione della stagione lirica della Scala cade in questo giorno e trova i massimi esponenti della città in inusuali smoking e abiti lunghi poco adatti alle “barricate” quotidiane. Per un giorno ci si ricorda di essere milanesi, e le battute strette in dialetto della nonna sono il timbro di una provenienza docg.
Nei giorni di Sant’Ambrogio, quelli che precedono Santa Lucia, anche l’ottica si ricorda e racconta agli altri che è una città come Milano a dare spesso il la a ogni discussione e prospettiva italiane. L’evento annuale dell’Acofis è un appuntamento per i milanesi dell’ottica comparabile a quello dell’inaugurazione della stagione della Scala. Lo scorso anno l’ospite d’onore fu il Cavalier Del Vecchio, quest’anno un parterre politico ampio e un progetto ambizioso: ma soprattutto è andato sempre in scena quel senso di appartenenza e storia che l’ottica contemporanea tende volutamente a dimenticare. L’ottica commerciale, l’online, il discount piuttosto che la Gdo rischiano di convincere i giovani ottici che la loro professione è solo plastica, business e numeri. Ma non è così.
Se quell’altra buona fetta dell’ottica prendesse come protettore Sant’Ambrogio, ricevesse l’esempio di una Milano apparentemente cinica ma attenta al sociale, si pulisse il camice e lo portasse nei salotti buoni della società civile parlando del grande mistero della vista, allora sì che potremmo dire che l’ottica come professione sociale non è finita. L’orgoglio e l’ambizione di questa categoria non possono essere confinati solo a un attestato di laurea. Esistono ottici, pensiamo a Chierichetti a Milano, ad esempio, che possono raccontare un secolo di storia della propria città e di aver dato benessere visivo a nonni, padri, figli e nipoti. Certo, per una volta bisogna far leva sugli strumenti dei “competitor” interni e fare della propria storia uno storytelling. Ma non è così difficile.
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