Paris Fashion Week: occhiali importanti, punk e “depressi”

Rifugge dall’abito ingessato ma apprezza il sartoriale e lo mescola con lo sportswear. Questo è l’uomo emerso dalle sfilate maschili parigine, che si sono svolte dal 16 al 21 gennaio e hanno chiuso le kermesse internazionali dedicate al prossimo invernale

Così da Valentino, considerata una delle migliori collezioni, si sono visti cappotti e giacche, in tessuti d’eccellenza e dal taglio perfetto, indossati con sneaker bianche, in netto contrasto con il nero dominante. Scuri e importanti gli occhiali da sole, tutti in acetato. Di diverse forme, rotondi e piccoli in metallo, piuttosto che grandi, squadrati, in acetato, quelli da Louis Vuitton che ha chiuso la passerella con Naomi Campbell e Kate Moss in trench. Sinfonia di grigi e di beige, zaini e borse a tracolla per tutti. Nessun occhiale ma molto colore, compresi turchese e azzurro per completi e cappotti, da Paul Smith che ha fatto sfilare anche la donna. Uno stile post punk che occhieggia al militare da Cerruti 1881, dove si sono visti occhiali metallici con doppio ponte. 
Di Persol l’eyewear da vista da SSS World Corp, il brand di base a Londra e Berlino che ha sfilato nel mitico, novantenne ristorante Caviar Kaspia di Place de la Madeleine. Disegnati da Justin O’Shea capi che si ispirano agli anni 70 e al cinema. Guarda alle vecchie tappezzerie, alle geometrie della Bauhaus e a Kandinsky la collezione di Enfants Riches et Déprimés, marchio creato nel 2012 a Los Angeles dall’eccentrico Henri Alexander, noto per le sue provocatorie affermazioni su droga e pornografia. Per i suoi “ragazzi depressi” occhiali rétro con lenti scure. Ben sette look con occhiali per Yohji Yamamoto (nella foto, di Monica Feudi), che ha affidato l’eyewear a Mondottica.
(Luisa Espanet)