Far rispettare la legge: ma chi paga?

Belluno è la prima città italiana per la qualità della vita ed è la prima a esprimere un giudizio definitivo in merito alla posizione della Soi riguardo gli ottici che “simulano” gli oculisti

A pochi mesi dal proprio Congresso e dalle nuove elezioni, la Società Oftalmologica Italiana ha lanciato una serie di denunce che hanno mosso Nas, avvocati, tribunali e giudici alla ricerca del peccato originale dell’ottica moderna: ottici che fanno gli oculisti (come gli infermieri che fanno i medici) e un marketing commerciale mendace che spaccia la misurazione della vista dell’ottico per un check up completo (quindi clinico) della vista. La volontà della Soi è quella, rimarcata dal suo presidente alla notizia di Belluno, di far rispettare la legge e le regole professionali. Da qui l’atteggiamento dei loro avvocati che hanno fatto opposizione due volte all’archiviazione dei casi bellunesi richiesta dal pm delle indagini. Un paio di settimane fa, alla vigilia di un derby calcistico a rischio, uscì la notizia che allo stadio sarebbero stati presenti mille poliziotti per un costo pubblico di circa un milione di euro. Per l’occasione il centro operativo per la sicurezza si sarebbe spostato nello stadio stesso dalla giornata che precedeva la partita. In un periodo di massima allerta terroristica, in cui anche le città italiane sono nel mirino, spostare in uno stadio un esercito pagato dal cittadino è un chiaro segnale di come in Italia le priorità della vita comune stiano andando all’incontrario. Per far rispettare la legge del calcio autorizziamo che pochi scalmanati modifichino le nostre scale di valori, tra l’altro a nostre spese. Far rispettare la legge tra oculisti e ottici sta diventando un derby senza senso. Una sfida circense piuttosto che un dialogo socratico, nonostante i titoli dei suoi protagonisti, giocata sul filo dei centimetri e delle valutazioni senza una moviola in campo. Chi paga tutto ciò? Il cittadino, come si è detto: intasare i tribunali è concesso senza particolari spese. Ma anche il mondo dell’oftalmica, che investe pesantemente in ricerca e sviluppo e cresce veramente solo a valore e non a quantità. L’oculista e l’ottico volenterosi, che non hanno un protocollo di lavoro condiviso se non quello dei rapporti parasociali. Infine l’utente della vista: l’Italia è un paese arretrato nella cultura visiva perché si preferisce aver ragione piuttosto che ragionare e dialogare. Peccato, perché siamo quelli che abbiamo inventato le lenti da vista, gli occhiali, la moda, il design.