Zaccagnini: più informazione e cultura optometrica a vantaggio del presbite

Approcciochirurgico, correzione attraverso le lenti oftalmiche o le lac, ma ancheimpatto economico della presbiopia non corretta o sottocorretta, aspetti dinatura psicologica che incidono sul vissuto del presbite e legati al processodi invecchiamento: sono stati molti gli aspetti indagati durante il Congresso Zaccagnini2017, come sempre improntato alla multidisciplinarità. «Un elemento didistinzione dell’appuntamento di quest’anno è stato il ritorno, in maniera piùorganica e importante, del contributo della parte di oftalmologia con lapresenza di alcuni dei migliori chirurghi italiani», sottolinea a b2eyes.com Giorgio Righetti, direttoredell’Istituto bolognese. Due sessioni sono state, infatti, dedicateesclusivamente all’aspetto oftalmologico dell’approccio alla presbiopia con lacorrezione chirurgica attraverso metodiche all’avanguardia.
Come di consueto i lavori congressuali sono statiseguiti da una tavola rotonda, svoltasi ieri pomeriggio, che ha volutorappresentare una sorta di confronto fra le diverse opzioni, cui hanno presoparte i conduttori delle sessioni plenarie e in cui i presenti in sala hannopotuto approfondire alcuni aspetti affrontati nelle giornate precedenti. Tragli spunti emersi dal dibattito c’è innanzitutto l’auspicio di una maggioresinergia tra le diverse competenze della filiera dell’eye care a beneficiodell’utente finale, perché un’approfondita valutazione optometrica può esserefondamentale anche per l’approccio chirurgico. Si è inoltre messo in luce come,dal punto di vista tecnico, l’occhiale sia da ritenere ancora oggi il punto diriferimento nella correzione della presbiopia, ma anche che, se ci si trovassedi fronte a un cittadino consumatore perfettamente informato di tutte leopzioni disponibili, che nel giro di pochi anni hanno peraltro compiuto un veroe proprio salto generazionale, sarebbe lui stesso a indirizzarsi verso unsistema prevalente o verso un insieme di sistemi. «Questa informazione devepassare attraverso chi opera in tutta la filiera dell’eye care, ci vuole unoscatto culturale – commenta Righetti al nostro quotidiano – Sarebbe necessariauna maggiore penetrazione della cultura optometrica per far percepire allepersone i vantaggi dell’utilizzo dei dispositivi, perché saper valutare ilsistema visivo e allinearlo alle occasioni d’uso dà un reale beneficio alconsumatore: ci sono potenzialità inespresse di questo segmento di mercato checosì potrebbero essere colte» (nellafoto, i relatori presenti alla tavola rotonda: da sinistra, Shehzad Naroo, Neil Charman, Sotiris Plainis, Fabrizio Zeri,Luigi Lupelli, Laura Livi, Mauro Frisani, David Pietroni e Francesco Sala).

N.T.

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