Velati: sì all’equipollenza, no al doppio binario

Che fare, quindi, che con chi attualmente fa l’ottico, ma non è laureato? Cioè la stragrande maggioranza degli attuali professionisti del nostro settore. Secondo Giulio Velati (nella foto), questo risulta un non problema, perché «è assolutamente pacifico che chi sia privo del titolo universitario debba poter continuare a svolgere la professione secondo le norme vigenti prima dell’entrata in vigore del nuovo decreto. Ma dev’essere altrettanto chiaro che una successiva legge dovrà necessariamente stabilire la possibilità di ottenere l’equipollenza delle funzioni del “nuovo” ottico optometrista laureato, da parte di chi potrà dimostrare un pregresso percorso formativo che la giustifichi o, in sua mancanza, attraverso la frequenza di corsi riconducibili a un percorso formativo di riqualificazione». No, quindi, all’ipotesi di una doppia professione, ottico da una parte e optometrista dall’altro, come del resto succede in tre soli paesi europei, Inghilterra, Irlanda e Olanda: in tal caso, infatti, ha sottolineato ancora Velati, l’equipollenza sarebbe «di fatto non più realizzabile in quanto, come nuova professione, non avrebbe più nessun legame di riferimento con quella di ottico. Con l’aggiunta di una pressoché certa interdizione alla fornitura, che spetterebbe esclusivamente all’ottico».
A.M.

Professione